Non ci sono scorciatoie, per una vera riconciliazione tra Stato e contribuente bisogna eliminare corruzione e sprechi di denaro pubblico

Lo Stato deve decidere se uccidere il nostro sistema imprenditoriale già duramente provato dalla crisi finanziaria oppure agire come ogni creditore saggio: dare al proprio debitore la possibilità di pagare. Altrimenti, se continua così, conseguenze saranno maggiore disoccupazione e minor gettito fiscale. Di sicuro una strada va presa al più presto. Cresce infatti la preoccupazione per il ruolo assegnato a Equitalia, su cui in queste settimane si stanno concentrando le attenzioni degli italiani.
 
Va chiarito che Equitalia non fa lotta all'evasione, a quello ci pensano l’agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza. Equitalia si occupa prevalentemente di chi non ce la fa a pagare tasse, contributi e multe. In gran parte persone o aziende ridotte alla canna del gas. I veri evasori, chi nel tempo ha accumulato ricchezze sottraendosi all’obbligo fiscale, una volta identificati normalmente regolano le rispettive posizioni, perché ne hanno evidentemente la possibilità.

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Oggi è il “Day After”. A parte le ultimissime notizie sugli errori di conteggio a Palermo, le indicazioni elettorali sono piuttosto chiare. I dati confermano, se mai ce ne fosse stato bisogno, la disaffezione degli italiani dalla politica.

Oggi è il giorno dopo le elezioni amministrative che hanno fotografato il crollo dell’attuale sistema politico, nato con tangentopoli (sembra un passato remoto) e morto con partitopoli (un presente recentissimo, ahinoi).

I dati, gli infallibili e implacabili dati, segnalano almeno tre tendenze:

1. Aumenta l’astensionismo: il 66,87% degli italiani si è recato a votare contro il 73,74% delle precedenti elezioni (fonte Ministero degli Interni). Viene dunque a mancare la partecipazione del cittadino, quella partecipazione diretta della società civile alla vita pubblica del Paese che, insieme a tutti gli esponenti di Verso Nord, ho sempre sostenuto;

2. Cresce l’antipolitica in salsa grillina: i risultati del Movimento 5 Stelle sono l’effetto di un voto di pancia, un voto di protesta. Il viraggio verso posizione estreme - come abbiamo visto anche in Grecia nei giorni scorsi – non è che il sintomo di una grave situazione di disorientamento: sono venuti a mancare i punti cardinali della politica;

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Riflessioni sul mese di aprile: le Ragioni del Nord e il nuovo Statuto Veneto

Il 21 aprile a Bergamo si è tenuta la prima assemblea nazionale di Verso Nord, che ha riunito tutti gli esponenti delle diverse regioni in cui il movimento è presente (Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna). Il tema dell’incontroLe Ragioni del Nord per cambiare l’Italia”, è servito a ribadire le nostre idee politiche, sociali ed economiche, delineando nel contempo i prossimi passi del movimento. Passi fatti di proposte concrete per cambiare l’Italia (che non funziona).

Le “ragioni del nord” sono dunque le ragioni di quella parte del Paese che vuole trainare l’Italia (tutta l’Italia!) verso gli standard europei a cui dobbiamo mirare per tornare a vedere un futuro all’orizzonte. Sono le ragioni dei lavoratori e delle imprese – in generale, dei produttori di ricchezzaoggi strangolati dalle tasse mentre l’invasività dello Stato e la persistenza della spesa pubblica improduttiva continuano a far scivolare lentamente il Paese in un baratro dal quale sembra difficile poter uscire.

Meno stato, uno Stato migliore, il primo punto del manifesto di Verso Nordè il vero e drastico “Spending Review” di cui il Paese ha bisogno. Questo è il senso del disegno di legge – “Via i rami secchi, cresce l’Italia!” – presentato al Senato da Maurizio Fistarol e da me riproposto come progetto di legge statale anche in Regione Veneto, con l’appoggio di numerosi consiglieri regionali di entrambi gli schieramenti.

Altrettanto innovativa, urgente e necessaria è la creazione dell’Agenzia delle Uscite, una proposta di Enrico Zanetti accolta già mesi fa dal movimento Verso Nord e che stiamo trasformando in progetto di legge.

A tutto questo, si aggiungono gli interventi di Alessio Vianello, Maurizio Fistarol e Alessandro Cè, che hanno ben descritto la posizione di Verso Nord sui temi caldi dell’agenda politica.

È da qui che vogliamo cominciare, tenendo alte le ragioni del nord, a cambiare l’Italia per il bene di tutto il Paese.

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Alla luce delle vicende che stanno aprendo uno squarcio sulla gestione del Carroccio, Zaia dovrebbe mettere fine all’esperienza della Lega e abbandonarla al più presto.Si tratta di un invito spassionato: non mi permetto di dare giudizi su quanto sta avvenendo, su questo è già al lavoro la magistratura. Tuttavia, anche dalle parole dello stesso Zaia, si intravede la fine di una parabola politicaQualunque sarà l’epilogo di queste vicende, il presidente veneto può recuperare l’autonomia e l’autorevolezza necessarie a governare, solo lasciando il partito e dedicandosi all’amministrazione della nostra regione.

Perciò, Zaia non deve chiedere ad altri di fare pulizia o di chiudere un’esperienza fallimentare. Lo faccia lui stesso, abbandonando il partito e tentando di recuperare una propria autonomia di pensiero e di azioni che potrebbe fare bene a lui e forse anche al Veneto.

Una proposta di legge per ridurre drasticamente la spesa pubblica

Ieri abbiamo depositiato in Consiglio regionale una proposta di legge per snellire l'apparato amministrativo dello stato e ridurre drasticamente la spesa pubblica. Un progetto di Verso Nord, che ha visto subito l'adesione di numerosi colleghi, sia dell'opposizione che della maggioranza: Remo Sernagiotto, leonardo Padrin, Nereo Laroni, Mauro Mainardi, Stefano Fracasso, Gustavo Franchetto e Giuseppe Bortolussi.

Una proposta che ha come obiettivi il controllo della spesa pubblica, l'aumento di competitività e crescita del Paese, la fine del bicameralismo perfetto e la riduzione di enti ed apparati grazie ad alcune misure mirate, tra cui: riduzione del numero dei parlamentari, istituzione del Senato federale, accorpamento delle attuali Regioni in 12 Macroregioni, soppressione delle Province, accorpamento dei Comuni con meno di 20 mila abitanti e abrogazione degli Statuti speciali.

Il provvedimento riprende un'iniziativa nazionale promossa da Maurizio Fistarol e risponde ad una generale richiesta dei cittadini di adeguare il funzionamento della politica a nuovi parametri di rigore economico, di semplificazione delle istituzioni e di efficienza decisionale necessari per affrontare e superare la crisi. La situazione è preoccupante, per cui servono misure forti e non poco chiare come quelle che prevedono l'abolizione delle Province senza abolirle o la riduzione dei parlamentari senza ridurli. Si tratta di una proposta che ha il sapore della provocazione, per spingere le forze politiche, in un momento in cui sono obbligate a fare certe scelte, di farle in maniera decisa e non con misure palliative. E' una proposta di legge che mi auguro possa avere un iter di approvazione molto veloce, considerato anche che ha trovato l'appoggio trasversale di altri consiglieri regionali.

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